Lo svantaggio sociale

La disabilità, può essere definita come la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.

In questa sezione del sito vogliamo evidenziare il “bisogno” della persona con disabilità che, soprattutto, è quello di trovare un contesto ambientale idoneo a “ridimensionare” la sua disabilità, perché è il contesto che può fare la differenza tra il sentirsi o non sentirsi disabile, tra il permettere o meno la “partecipazione” del soggetto alle attività proposte, qualsiasi esse siano. Insomma, un contesto ambientale accessibile.

Parcheggio disabili con contrassegno

Approvata la gratuità sulle strisce blu e multe più salate ai contravventori. Le novità sul parcheggio disabili sono contenute nel Decreto Infrastrutture, approvato dal Consiglio dei Ministri.

Buone notizie sul fronte della mobilità, per le persone con disabilità: il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri il Decreto Infrastrutture che contiene, tra le altre cose, l’introduzione nel Codice della Strada degli “stalli rosa”, cioè i parcheggi riservati alle donne in gravidanza, ma anche fondi a Regioni per potenziare i controlli sui mezzi pubblici, maggiori investimenti per la sicurezza delle infrastrutture ferroviarie e delle dighe. Sul fronte disabilità, si registrano un paio di misure molto attese, riguardanti in particolare la sosta con contrassegno auto disabili. In merito alle misure che faciliteranno la sosta auto delle persone disabili, è stata infatti approvata la proposta di cui vi avevamo anticipato: i cittadini disabili dotati di contrassegno auto potranno parcheggiare gratuitamente sui posti con strisce blu qualora non trovassero posti riservati liberi. La novità rappresenta un intervento che rende omogenea tale misura in tutta Italia, attualmente applicata solo discrezionalmente da parte di alcuni Comuni. Con l’approvazione di tale Decreto le persone con disabilità dotate di contrassegno auto potranno parcheggiare in tutta Italia sulle strisce blu senza pagare, se non dovessero trovare posti a loro riservati liberi, senza doversi informare preventivamente di volta in volta se tale comportamento sia previsto dal singolo Comune. La seconda misura interviene anch’essa sulla sosta auto disabili, stavolta prevedendo un rafforzamento delle sanzioni per i contravventori: vengono infatti raddoppiate le multe per chi parcheggia negli spazi riservati alle persone con disabilità senza averne diritto. La nuova sanzione sarà compresa tra 168,00 e 672,00 euro. Il provvedimento prevede poi ulteriori interventi per le diverse tipologie di trasporto. Così il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini: “Il provvedimento odierno, in coerenza con la nuova visione del Ministero e le strategie del Governo, semplifica le procedure per gli investimenti nelle infrastrutture, migliora la sicurezza e il funzionamento dei trasporti, tutelando maggiormente i diritti alla mobilità delle persone con disabilità e delle donne in gravidanza. “Per sostenere l’attuazione del Pnrr alla luce dei processi di innovazione in atto nei settori di nostra competenza – aggiunge il Ministro – viene istituito all’interno del Mims un Centro di ricerca e di sviluppo nel settore della sostenibilità delle infrastrutture e della mobilità, dell’innovazione tecnologica, con conseguente immissione di un nucleo di ricercatori e tecnologi che contribuiranno ad aumentare la qualità delle politiche di competenza del Ministero”.

A PROPOSITO DI PARALIMPICHE

SCOPRIAMO I CRITERI IN BASE AI QUALI AVVIENE LA CLASSIFICAZIONE DEGLI SPORT PER DISABILI E COME VENGONO DETERMINATE LE CATEGORIE PARALIMPICHE. 

In questi giorni in cui gli occhi sono puntati sulle Paralimpiadi di Tokyo 2020 non tutti hanno ancora preso confidenza con le categorie paralimpiche, ossia il modo in cui sono classificati gli sport per disabili. Ogni disciplina è contraddistinta da un codice, composto da lettere e numeri, che indicano il tipo di prova sostenuta dall’atleta paralimpico e il tipo di disabilità.

A determinare le categorie paralimpiche ci pensa il Comitato Paralimpico Internazionale, che garantisce a ogni atleta di gareggiare con rivali che si trovano nelle stesse condizioni. Lo scopo della divisione in categorie, infatti, è quello di avere gare tra atleti di pari livello e dunque competizioni quanto più eque possibili. In particolare sono le organizzazioni internazionali di sport per disabili che fanno parte dell’Assemblea generale del Comitato Paralimpico Internazionale a definire i codici di classificazione.

I CRITERI DEL SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE DEGLI SPORT PARALIMPICI

I criteri fondamentali in base ai quali vengono classificati gli sport per disabili sono tre:

  • la valutazione della patologia o la disabilità dell’atleta;
  • la valutazione del grado di disabilità dell’atleta;
  • la valutazione delle funzionalità fisiche residue dell’atleta, ossia che cosa riesce a fare.

In una categoria, dunque, ci possono essere diversi livelli di disabilità, ma quello che la divisione in categorie paralimpiche cerca di garantire è che le persone che si sfidano tra di loro abbiamo uno stesso profilo funzionale, che dipende dalle capacità tecnico-tattiche dell’atleta paralimpico. Per quanto riguarda il tipo di disabilità, sia per le Paralimpiadi estive sia per quelle invernali, si fa una distinzione in sette categorie principali:

  • atleti amputati: che hanno perso parzialmente o totalmente almeno un arto;
  • atleti con paralisi cerebrali: che presentano danni cerebrali non progressivi che limitano il controllo muscolare, l’equilibrio e il coordinamento;
  • atleti con disabilità intellettive: che hanno limitazioni nel comportamento (ma questa categoria risulta in sospeso);
  • atleti in sedia a rotelle: che presentano danni alla spina dorsale o altri tipi di danni che li costringono a stare in carrozzina;
  • atleti ciechi: che presentano gravi problemi alla vista che vanno dalla cecità parziale a quella totale;
  • atleti sordi: che presentano gravi problemi all’udito che vanno dalla sordità parziale a quella totale;
  • gli altri: è la categoria che comprende tutti quegli atleti che non rientrano nelle precedenti categorie, per esempio coloro che sono affetti da nanismo, deformità congenite agli arti o sclerosi multipla.

Nell’ambito poi di ogni tipo di disabilità, ci sono delle associazioni internazionali che definiscono le classi di disabilità. Per esempio l’Associazione Internazionale dello Sport per Ciechi individua tre classi di atleti ciechi o ipovedenti, a seconda della loro capacità visiva che viene espressa con la formula x/60 dove x è un numero che indica a quanti metri l’atleta paralimpico vede un oggetto che un normodotato vede a 60 metri di distanza. Quindi ci sono atleti di categoria B1 che non percepiscono la luce con nessuno dei due occhi o la percepiscono, ma non riescono a riconoscere la forma di una mano da nessuna distanza; atleti di categoria B2, che riescono a riconoscere la forma di una mano con un parametro di 2/60 o inferiore e ha un campo visuale minore di 5°; atleti di categoria B3 che riconoscono la forma di una mano e vedono con un parametro che va dai 2/60 ai 6/60 e hanno un campo visuale tra i 5° e i 20°. Nel corso della sua carriera un atleta può cambiare categoria se per esempio la sua condizione peggiora. Per ogni sport, dunque, ci sono diverse specialità e per ognuna di esse c’è una divisione degli atleti in base al loro tipo di disabilità e al livello di disabilità, quest’ultimo indicato da un numero. Per capire meglio vediamo come funziona la divisione in categorie paralimpiche in due degli sport più importanti delle Paralimpiadi, quelli che a loro volta racchiudono più discipline: l’atletica leggera e il nuoto.

CATEGORIE PARALIMPICHE NELL’ATLETICA LEGGERA

Nell’atletica leggera ogni disciplina è indicata da una lettera e un numero. Le lettere sono: la F se è una disciplina che si svolge sul campo (F sta per “field”); la T se si tratta di una disciplina le cui prove si effettuano in pista (T sta per “track”); la P per il pentathlon. Il numero, invece, indica: dall’11 al 13 atleti ipovedenti e non vedenti (le categoria 11 e 12 gareggiano con una guida); il 20 indica atleti con disabilità intellettiva; 31-34 atleti su sedia a rotelle con paralisi cerebrali o altre patologie che limitano la coordinazione degli arti o l’uso dei muscoli; 51-58 atleti con lesioni alla spina dorsale, amputazioni, malformazioni congenite, lesioni nervose, handicap muscolo-scheletrici che li costringono sulla sedia a rotelle; i numeri 35-38 indicano atleti che hanno problemi come quelli delle categorie 31-34, ma che riescono a deambulare e a gareggiare in posizione eretta; i numero 40-46 atleti che hanno problemi come quelli delle categorie 51-58, ma che riescono a deambulare e gareggiare in posizione eretta.

CLASSIFICAZIONI NEL NUOTO PER DISABILI

Anche nel nuoto ogni classe è indicata da una o due lettere e un numero. Le lettere possono essere:

  • S per lo stile libero, farfalla e dorso
  • SB per la rana
  • SM per i misti

I numeri vanno da 1-10 per gli atleti con disabilità fisiche, da 11 a 13 per atleti con disabilità visive e il 14 per atleti con disabilità intellettive. Un singolo atleta può gareggiare anche in classi diverse. Per esempio il nostro Federico Morlacchi, che ha una ipoplasia congenita al femore sinistro, nel corso della sua carriera ha vinto medaglie nelle classi S9 (stile libero e farfalla), nella classe SM9 (nei misti) e nella classe SB8 (per la rana).

CLASSIFICAZIONI PARALIMPICHE IN ALTRI SPORT

Alcuni sport paralimpici si praticano in carrozzina, come avviene per esempio per il tennis, il rugby o la pallacanestro, mentre per quanto riguarda la pallavolo paralimpica è il sitting volley, che è praticata da persone con disabilità motorie che giocano a volley restando a contatto con il campo (quindi da seduti). La scherma alle Paralimpiadi si pratica in carrozzina e si distingue tra: classe A (atleti che muovono il tronco e hanno un buon equilibrio) e classe B (atleti che non muovono le gambe, hanno una ridotta funzionalità del tronco e scarso equilibrio). C’è poi la classe C che include atleti con disabilità in tutti e quattro gli arti, che non è però inclusa nei Giochi Paralimpici estivi. La nostra Bebe Vio, per esempio, fa parte della categoria B. Nel ciclismo, invece, gli atleti paralimpici sono divisi a seconda del mezzo che usano e cioè handbike, tricicli o biciclette, che dipendono dal tipo di disabilità. per esempio la classe da H1 a H3 indica gli atleti in handbike che gareggiano reclinati, mentre quelli della H4 gareggiano seduti. Nelle classi T1 e T2 ci sono gli atleti che usano tricicli e hanno problemi di coordinazione motoria. Nelle classi dalla C1 alla C5 ci sono atleti che usano bici normali anche se sono amputati o hanno problemi di coordinazione motoria o debolezza muscolare. La classe TB è quella degli atleti non vedenti o ipovedenti che gareggiano in tandem con una guida vedente. Nel tiro con l’arco ci sono diversi tipi di classi a seconda che gli atleti possano muovere gli arti superiori (Open), non possano muovere né quelli superiori né quelli inferiori (W1) o abbiano problemi alla vista (Visual Impaired a sua volta divisi in altre sottocategorie). Nel tennistavolo la classificazione è in base a dei numeri che indicano da 1 a 5 atleti in carrozzina; da 6 a 10 atleti che hanno capacità deambulatorie ma altri problemi di movimento o di equilibrio; 11 per atleti con problemi psichici o cognitivi. In altri sport ancora la distinzione, oltre che per il tipo e livello di disabilità, può dipendere, come avviene alle Olimpiadi, anche per categorie di peso, come nel caso del judo, in cui ovviamente, essendoci un combattimento, la parità tra i due contendenti dipende anche dal tipo di fisico, proprio come avviene tra i normodotati.

CONCORSI PUBBLICI: PER I CANDIDATI CON DISLESSIA È ALTRI DSA PIÙ TEMPO PER LE PROVE E STRUMENTI COMPENSATIVI

Dopo la novità che solo un paio di mesi fa è stata introdotta per facilitare le prove per la patente di guida per i candidati con dislessia e altri DSA, arriva dal Parlamento una nuova norma che riguarderà le prove di concorsi pubblici affrontate da persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

A darne notizia è l’Associazione Italiana Dislessia, che segnala che le persone con DSA potranno presto servirsi di strumenti compensativi, ma anche di un tempo maggiorato nelle prove dei concorsi pubblici indetti da Stato, Regioni, Comuni e dai loro enti strumentali, che potranno eventualmente affrontare in forma orale azichè scritta.

Segnala l’AID come nel DDL "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, recante misure urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni funzionale all'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e per l'efficienza della giustizia", varato il 5 agosto 2021 dalla Camera dei Deputati sia stata inserita una norma che prevede per tutti i candidati con DSA nei concorsi pubblici la possibilità di svolgere la prova in modalità orale anziché scritta o di utilizzare strumenti compensativi per le difficoltà di lettura, di scrittura e di calcolo, oltre che di usufruire di una maggiorazione di tempo per completare le prove. Tutte queste misure, in linea con quanto disposto dalla legge 170/2010, dovranno essere specificate esplicitamente nei relativi bandi di concorso.

Entro tre mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge verranno definite le modalità attuative della norma, attraverso un decreto del Ministero della Pubblica Amministrazione, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Si tratta di un traguardo salutato con grande soddisfazione dall’AID, la quale ha valutato in circa 12.000 le persone con DSA che ogni cercano di inserirsi nel mondo del lavoro. Ricordiamo che i DSA comprendono non solo la dislessia, ma anche disgrafia , disortografia , discalculia, disprassia.

OLTRE UN MILIONE DI ANZIANI SENZA ASSISTENZA ADEGUATA E LA DISABILITÀ PEGGIORA LE CONDIZIONI

I risultati del rapporto ISTAT per la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana . Oltre 2,7 milioni presentano comorbilità, gravi disabilità motorie e visive e grave compromissione dell’autonomia.

Essere anziani con disabilità e vivere soli, o magari con coniugi a loro volta anziani è una condizione che espone gli over75 al rischio di non avere nessun supporto, soprattutto quando ci sia anche mancanza di relazioni sociali o familiari. Si tratta di una realtà vissuta purtroppo da molti concittadini, e che richiede interventi immediati e mirati sul profilo sociale ed economico, per far sì che a questi anziani – in particolare quelli che si collocano su fasce più basse di reddito - sia garantito il diritto alla salute e all’assistenza, possibilmente evitando che debbano essere trasferiti e ricoverati in RSA , ospedali o case di riposo, e possano invece rimanere a casa, col dovuto supporto.

Per capire l’entità del fenomeno è utile la consultazione dei risultati di una recente indagine dell’ISTAT che ha indagato le condizioni di fragilità e la domanda di assistenza sociale e sanitaria delle persone con oltre 75 anni. Come macro dato, la ricerca ha rilevato come circa 1,2 milioni di over 75, su un totale di circa 6,9 milioni (ovvero il 18,8%), dichiarino di non ricevere aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni.

Su 6,9 milioni di over 75, oltre 2,7 milioni hanno problemi motori, comorbilità e severe o moderate compromissioni dell’autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane di cura e strumentali.

L’80% di questi anziani soffre di almeno 3 patologie croniche, ancora un 80% ha gravi limitazioni motorie e almeno un terzo ha severe compromissioni delle attività di cura personale e/o strumentali della vita quotidiana.

E’ stato inoltre indagato se e quanto aiuto ricevano questi anziani (da familiari, o da privati a titolo gratuito o a pagamento, o anche tramite qualsiasi tipo di assistenza domiciliare).

I risultati hanno fatto emergere che ben 638.913 individui sono completamente soli, mentre 372.735 vivono con conviventi anziani: sono oltre un milione di persone (14,7%) che vivono in abitazione da soli o molto spesso con un coniuge comunque anziano senza un adeguato supporto.

Quasi 100mila over 75 soli sono anche collocati nella fascia di reddito più bassa (che al massimo raggiunge i 650 euro mensili).

Inoltre, tra le persone sole in condizioni economiche più disagiate, il 72% dichiara severe difficoltà motorie, comorbilità e severa compromissione dell’autonomia: quota che scende al 64% nel caso di over 75 senza aiuto o con aiuto insufficiente.

Circa 400mila persone over 75 dei 2,7 milioni di con difficoltà motorie e gravi problemi di autonomia nella vita quotidiana vivono inoltre in case con barriere architettoniche, a causa delle quali devono fare i conti anche con difficoltà nella mobilità.

Per approfondire, vedi il rapporto ISTAT completo … → https://www.istat.it/it/files/2021/06/rapporto_commissione_anziani.pdf


Una Repubblica con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”.

«Di fatto continua il periodo di segregazione delle persone autistiche ospiti delle Residenze Sanitarie Disabili. Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli che coincidono con aperture solo di facciata. Trovo intollerabile discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto»

Continua il periodo di segregazione, di fatto, delle persone autistiche ospiti di RSD (Residenze Sanitarie Disabili). Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni.

Alcune strutture di accoglienza prevedono: «Al rientro l’infermiere esegue tampone antigenico rapido al paziente: in caso di esito negativo del tampone, la persona può essere ammessa in struttura rispettando nei successivi 3 giorni alcuni accorgimenti di “distanziamento”. A partire dal quarto giorno l’ospite verrà reinserito pienamente nelle attività previo tampone rapido negativo».

L’uso dei tamponi antigenici è altamente invasivo per i soggetti autistici (basterebbero e avanzerebbero i test sierologici, se non i tamponi salivari …) e avviene nonostante gli ospiti siano stati vaccinati e abbiano in precedenza contratto il Covid.

Siamo in presenza di aperture di facciata, che, in molte strutture di accoglienza, dovrebbero durare addirittura fino al 30 luglio prossimo.

Occorre dire basta a provvedimenti così altamente coercitivi. In tempi di ritorno alla “normalità” è assurdo che a chi evidentemente non è ritenuto “normale”, siano letteralmente negati i diritti primari.

Occorre invece emanare immediatamente provvedimenti rispettosi della dignità di chi, ben prima che essere semplicisticamente etichettato come autistico, è innanzitutto una Persona che merita lo stesso rispetto che si deve a chiunque altro.

La “discrezionalità” non può spingersi fino al punto da diventare arbitrarietà, sì da coprire odiose rappresentazioni, purtroppo molto diffuse in tante parti d’Italia.

Ricordando la ricorrenza del 2 Giugno, Festa della Repubblica, è intollerabile che ancora ci troviamo con da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A” e dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto …

Una nuova concezione dei musei, ripartendo dall’accessibilità.

Ripartire dall’accessibilità: questo è stato il tema del convegno su piattaforma digitale denominato “Il museo accessibile: aperto, inclusivo, partecipativo. Costruire il futuro del patrimonio tra opportunità, creatività, innovazione”, organizzato il 26 maggio, dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.
Un “nuovo e diverso posizionamento” del museo - hanno sottolineato i promotori dell’incontro - sollecitato dall’emergenza sanitaria, che invita ad analizzare il ruolo attivo che il museo stesso sempre più riveste nelle comunità, un luogo in cui tutti si sentano cittadini.
Ripartire dall’accessibilità per rendere i musei accessibili, aperti, inclusivi e partecipativi anche alle persone disabili.
Con questo appuntamento si è analizzato il ruolo del museo nella fase di riapertura ad oltre un anno dall’inizio della pandemia, per una riflessione sugli scenari che caratterizzano il futuro dell’istituzione, intesa come fattore di aggregazione, dialogo, benessere sociale e sulle strategie di eccellenza messe in atto dai siti del patrimonio italiano per passare dall’emergenza alla ripartenza.
La cultura, infatti, si configura come principale àmbito di rigenerazione sociale. Oggi riteniamo il museo come “la piazza di una città”, il centro di un nuovo umanesimo, la sede di formazione delle “comunità patrimoniali”, laboratorio di creatività, spazio di mediazione, luogo in cui sentirsi cittadini.
L’emergenza sanitaria, porta ad analizzare il ruolo attivo che il museo sempre più riveste nelle comunità, gli aspetti della fruizione diffusa e della valorizzazione sociale di cui è interprete, le rinnovate competenze richieste ai professionisti di settore, partendo dalle esigenze dell’attualità, per individuare e definire azioni e opportunità di crescita e di innovazione.