Lo svantaggio sociale

La disabilità, può essere definita come la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.

In questa sezione del sito vogliamo evidenziare il “bisogno” della persona con disabilità che, soprattutto, è quello di trovare un contesto ambientale idoneo a “ridimensionare” la sua disabilità, perché è il contesto che può fare la differenza tra il sentirsi o non sentirsi disabile, tra il permettere o meno la “partecipazione” del soggetto alle attività proposte, qualsiasi esse siano. Insomma, un contesto ambientale accessibile.

OLTRE UN MILIONE DI ANZIANI SENZA ASSISTENZA ADEGUATA E LA DISABILITÀ PEGGIORA LE CONDIZIONI

I risultati del rapporto ISTAT per la Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria per la popolazione anziana . Oltre 2,7 milioni presentano comorbilità, gravi disabilità motorie e visive e grave compromissione dell’autonomia.

Essere anziani con disabilità e vivere soli, o magari con coniugi a loro volta anziani è una condizione che espone gli over75 al rischio di non avere nessun supporto, soprattutto quando ci sia anche mancanza di relazioni sociali o familiari. Si tratta di una realtà vissuta purtroppo da molti concittadini, e che richiede interventi immediati e mirati sul profilo sociale ed economico, per far sì che a questi anziani – in particolare quelli che si collocano su fasce più basse di reddito - sia garantito il diritto alla salute e all’assistenza, possibilmente evitando che debbano essere trasferiti e ricoverati in RSA , ospedali o case di riposo, e possano invece rimanere a casa, col dovuto supporto.

Per capire l’entità del fenomeno è utile la consultazione dei risultati di una recente indagine dell’ISTAT che ha indagato le condizioni di fragilità e la domanda di assistenza sociale e sanitaria delle persone con oltre 75 anni. Come macro dato, la ricerca ha rilevato come circa 1,2 milioni di over 75, su un totale di circa 6,9 milioni (ovvero il 18,8%), dichiarino di non ricevere aiuto adeguato in relazione ai bisogni della vita quotidiana e alle necessità di tutti i giorni.

Su 6,9 milioni di over 75, oltre 2,7 milioni hanno problemi motori, comorbilità e severe o moderate compromissioni dell’autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane di cura e strumentali.

L’80% di questi anziani soffre di almeno 3 patologie croniche, ancora un 80% ha gravi limitazioni motorie e almeno un terzo ha severe compromissioni delle attività di cura personale e/o strumentali della vita quotidiana.

E’ stato inoltre indagato se e quanto aiuto ricevano questi anziani (da familiari, o da privati a titolo gratuito o a pagamento, o anche tramite qualsiasi tipo di assistenza domiciliare).

I risultati hanno fatto emergere che ben 638.913 individui sono completamente soli, mentre 372.735 vivono con conviventi anziani: sono oltre un milione di persone (14,7%) che vivono in abitazione da soli o molto spesso con un coniuge comunque anziano senza un adeguato supporto.

Quasi 100mila over 75 soli sono anche collocati nella fascia di reddito più bassa (che al massimo raggiunge i 650 euro mensili).

Inoltre, tra le persone sole in condizioni economiche più disagiate, il 72% dichiara severe difficoltà motorie, comorbilità e severa compromissione dell’autonomia: quota che scende al 64% nel caso di over 75 senza aiuto o con aiuto insufficiente.

Circa 400mila persone over 75 dei 2,7 milioni di con difficoltà motorie e gravi problemi di autonomia nella vita quotidiana vivono inoltre in case con barriere architettoniche, a causa delle quali devono fare i conti anche con difficoltà nella mobilità.

Per approfondire, vedi il rapporto ISTAT completo … → https://www.istat.it/it/files/2021/06/rapporto_commissione_anziani.pdf


Una Repubblica con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”.

«Di fatto continua il periodo di segregazione delle persone autistiche ospiti delle Residenze Sanitarie Disabili. Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli che coincidono con aperture solo di facciata. Trovo intollerabile discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto»

Continua il periodo di segregazione, di fatto, delle persone autistiche ospiti di RSD (Residenze Sanitarie Disabili). Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni.

Alcune strutture di accoglienza prevedono: «Al rientro l’infermiere esegue tampone antigenico rapido al paziente: in caso di esito negativo del tampone, la persona può essere ammessa in struttura rispettando nei successivi 3 giorni alcuni accorgimenti di “distanziamento”. A partire dal quarto giorno l’ospite verrà reinserito pienamente nelle attività previo tampone rapido negativo».

L’uso dei tamponi antigenici è altamente invasivo per i soggetti autistici (basterebbero e avanzerebbero i test sierologici, se non i tamponi salivari …) e avviene nonostante gli ospiti siano stati vaccinati e abbiano in precedenza contratto il Covid.

Siamo in presenza di aperture di facciata, che, in molte strutture di accoglienza, dovrebbero durare addirittura fino al 30 luglio prossimo.

Occorre dire basta a provvedimenti così altamente coercitivi. In tempi di ritorno alla “normalità” è assurdo che a chi evidentemente non è ritenuto “normale”, siano letteralmente negati i diritti primari.

Occorre invece emanare immediatamente provvedimenti rispettosi della dignità di chi, ben prima che essere semplicisticamente etichettato come autistico, è innanzitutto una Persona che merita lo stesso rispetto che si deve a chiunque altro.

La “discrezionalità” non può spingersi fino al punto da diventare arbitrarietà, sì da coprire odiose rappresentazioni, purtroppo molto diffuse in tante parti d’Italia.

Ricordando la ricorrenza del 2 Giugno, Festa della Repubblica, è intollerabile che ancora ci troviamo con da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A” e dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto …

Una nuova concezione dei musei, ripartendo dall’accessibilità.

Ripartire dall’accessibilità: questo è stato il tema del convegno su piattaforma digitale denominato “Il museo accessibile: aperto, inclusivo, partecipativo. Costruire il futuro del patrimonio tra opportunità, creatività, innovazione”, organizzato il 26 maggio, dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.
Un “nuovo e diverso posizionamento” del museo - hanno sottolineato i promotori dell’incontro - sollecitato dall’emergenza sanitaria, che invita ad analizzare il ruolo attivo che il museo stesso sempre più riveste nelle comunità, un luogo in cui tutti si sentano cittadini.
Ripartire dall’accessibilità per rendere i musei accessibili, aperti, inclusivi e partecipativi anche alle persone disabili.
Con questo appuntamento si è analizzato il ruolo del museo nella fase di riapertura ad oltre un anno dall’inizio della pandemia, per una riflessione sugli scenari che caratterizzano il futuro dell’istituzione, intesa come fattore di aggregazione, dialogo, benessere sociale e sulle strategie di eccellenza messe in atto dai siti del patrimonio italiano per passare dall’emergenza alla ripartenza.
La cultura, infatti, si configura come principale àmbito di rigenerazione sociale. Oggi riteniamo il museo come “la piazza di una città”, il centro di un nuovo umanesimo, la sede di formazione delle “comunità patrimoniali”, laboratorio di creatività, spazio di mediazione, luogo in cui sentirsi cittadini.
L’emergenza sanitaria, porta ad analizzare il ruolo attivo che il museo sempre più riveste nelle comunità, gli aspetti della fruizione diffusa e della valorizzazione sociale di cui è interprete, le rinnovate competenze richieste ai professionisti di settore, partendo dalle esigenze dell’attualità, per individuare e definire azioni e opportunità di crescita e di innovazione.