Lo svantaggio sociale

La disabilità, può essere definita come la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale.

In questa sezione del sito vogliamo evidenziare il “bisogno” della persona con disabilità che, soprattutto, è quello di trovare un contesto ambientale idoneo a “ridimensionare” la sua disabilità, perché è il contesto che può fare la differenza tra il sentirsi o non sentirsi disabile, tra il permettere o meno la “partecipazione” del soggetto alle attività proposte, qualsiasi esse siano. Insomma, un contesto ambientale accessibile.

Una Repubblica con cittadini di “serie A” e cittadini di “serie B”.

«Di fatto continua il periodo di segregazione delle persone autistiche ospiti delle Residenze Sanitarie Disabili. Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni, protocolli che coincidono con aperture solo di facciata. Trovo intollerabile discriminare tra i cittadini della Repubblica: da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A”, dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto»

Continua il periodo di segregazione, di fatto, delle persone autistiche ospiti di RSD (Residenze Sanitarie Disabili). Dietro infatti la cosiddetta discrezionalità delle Direzioni Sanitarie, vengono tollerati e coperti, dai Servizi e dalle Istituzioni.

Alcune strutture di accoglienza prevedono: «Al rientro l’infermiere esegue tampone antigenico rapido al paziente: in caso di esito negativo del tampone, la persona può essere ammessa in struttura rispettando nei successivi 3 giorni alcuni accorgimenti di “distanziamento”. A partire dal quarto giorno l’ospite verrà reinserito pienamente nelle attività previo tampone rapido negativo».

L’uso dei tamponi antigenici è altamente invasivo per i soggetti autistici (basterebbero e avanzerebbero i test sierologici, se non i tamponi salivari …) e avviene nonostante gli ospiti siano stati vaccinati e abbiano in precedenza contratto il Covid.

Siamo in presenza di aperture di facciata, che, in molte strutture di accoglienza, dovrebbero durare addirittura fino al 30 luglio prossimo.

Occorre dire basta a provvedimenti così altamente coercitivi. In tempi di ritorno alla “normalità” è assurdo che a chi evidentemente non è ritenuto “normale”, siano letteralmente negati i diritti primari.

Occorre invece emanare immediatamente provvedimenti rispettosi della dignità di chi, ben prima che essere semplicisticamente etichettato come autistico, è innanzitutto una Persona che merita lo stesso rispetto che si deve a chiunque altro.

La “discrezionalità” non può spingersi fino al punto da diventare arbitrarietà, sì da coprire odiose rappresentazioni, purtroppo molto diffuse in tante parti d’Italia.

Ricordando la ricorrenza del 2 Giugno, Festa della Repubblica, è intollerabile che ancora ci troviamo con da una parte i cosiddetti “normali”, quelli di “serie A” e dall’altra i “non normali”, i disabili, i più sfortunati e indifesi, relegati al ruolo di cittadini di “serie B”, a cui nulla è dovuto …

Una nuova concezione dei musei, ripartendo dall’accessibilità.

Ripartire dall’accessibilità: questo è stato il tema del convegno su piattaforma digitale denominato “Il museo accessibile: aperto, inclusivo, partecipativo. Costruire il futuro del patrimonio tra opportunità, creatività, innovazione”, organizzato il 26 maggio, dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.
Un “nuovo e diverso posizionamento” del museo - hanno sottolineato i promotori dell’incontro - sollecitato dall’emergenza sanitaria, che invita ad analizzare il ruolo attivo che il museo stesso sempre più riveste nelle comunità, un luogo in cui tutti si sentano cittadini.
Ripartire dall’accessibilità per rendere i musei accessibili, aperti, inclusivi e partecipativi anche alle persone disabili.
Con questo appuntamento si è analizzato il ruolo del museo nella fase di riapertura ad oltre un anno dall’inizio della pandemia, per una riflessione sugli scenari che caratterizzano il futuro dell’istituzione, intesa come fattore di aggregazione, dialogo, benessere sociale e sulle strategie di eccellenza messe in atto dai siti del patrimonio italiano per passare dall’emergenza alla ripartenza.
La cultura, infatti, si configura come principale àmbito di rigenerazione sociale. Oggi riteniamo il museo come “la piazza di una città”, il centro di un nuovo umanesimo, la sede di formazione delle “comunità patrimoniali”, laboratorio di creatività, spazio di mediazione, luogo in cui sentirsi cittadini.
L’emergenza sanitaria, porta ad analizzare il ruolo attivo che il museo sempre più riveste nelle comunità, gli aspetti della fruizione diffusa e della valorizzazione sociale di cui è interprete, le rinnovate competenze richieste ai professionisti di settore, partendo dalle esigenze dell’attualità, per individuare e definire azioni e opportunità di crescita e di innovazione.